Guida allo studio settimanale della Bibbia

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Argomento di questo trimestre:
> L’Adorazione

 

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3. SABATO E ADORAZIONE
09/07/2011 3. SABATO E ADORAZIONE
«Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al SIGNORE, che ci ha fatti. Poich’egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura, e il gregge che la sua mano …
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2. ESODO: CAPIRE CHI È DIO
02/07/2011 2. ESODO: CAPIRE CHI È DIO
«Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me» Esodo 20:2,3 Clicca qui per legger…
continua


1. GENESI: DUE CATEGORIE DI ADORATORI
25/06/2011 1. GENESI: DUE CATEGORIE DI ADORATORI
«Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: “Certo, il SIGNORE è in questo luogo e io non lo sapevo!”. Ebbe paura e disse: “Com’è tremendo questo l…
continua


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INTRODUZIONE

«E adoratelo…»

I versetti più noti tra gli avventisti sono: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque» (Ap 14:7). Anche se li interpretiamo nel contesto delle profezie finali, costituiscono ugualmente il fondamento dell’argomento di questo trimestre: l’adorazione.
Non siamo chiamati solo ad adorare, ma troviamo anche le ragioni che ci permettono di capire che cosa sia la vera adorazione.
Per prima cosa, Giovanni vede un angelo che reca il «vangelo eterno», il van­gelo del patto eterno, la buona notizia della venuta di Gesù su questa terra co­me uomo, e la sua morte a favore del peccatori. L’adorazione dovrebbe foca­lizzarsi sulla nostra risposta all’opera redentiva di Cristo, che comprende non solo la croce ma anche il suo attuale ministero in cielo nel santuario (Eb 8:1).
Poi, Giovanni dice di «temere Dio». Temerlo e amarlo sono i due lati della stessa medaglia: temerlo significa porsi con rispetto, riverenza in presenza di colui che è creatore e redentore; mentre noi, al contrario, siamo creature biso­gnose di salvezza.
Quando ci accostiamo a Dio considerandolo una sorta di amicone o com­pagno, assumiamo un ruolo che non ci appartiene. L’adorazione dovrebbe es­sere permeata da un senso di rispetto e di sottomissione al nostro Dio, un at­teggiamento che ci dona umiltà e spirito di resa, indispensabili per l’autentico atto di adorazione.
Poi Giovanni ci esorta a «dargli gloria». L’elemento fondamentale è l’ogget­to dell’adorazione, cioè solo Dio e non noi stessi. L’adorazione deve riguarda­re lui, la gloria spetta a lui e non alla musica, alla cultura o agli stili liturgici. Siamo chiamati a temere Dio e a rendergli gloria. Perché? Perché «è giunta l’o­ra del suo giudizio». Cristo non è solo il redentore, ma anche il giudice che co­nosce i segreti più reconditi del nostro cuore. Quando adoriamo, abbiamo bi­sogno di farlo con un senso di responsabilità nei confronti del Signore per l’at­to che esprimiamo e la consapevolezza che non possiamo nascondergli nulla. La nostra unica speranza nel giudizio resta la salvezza in Cristo.
Infine, ci viene detto di adorare il Creatore. La creazione è l’elemento im­prescindibile di tutta l’adorazione, perché tutte le cose nelle quali crediamo, senza eccezione, si basano sul fatto che Dio è il creatore. Lo adoriamo perché egli è creatore, redentore e giudice. È straordinario notare come in Apocalisse 14:7 ci sia un linguaggio che rifletta il comandamento del sabato (Es 20:11), un giorno inseparabilmente legato alla vera adorazione di Dio.

FONTE: http://www.avventisti.it/sito/bibbia.asp

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